Pubblicato 23 Maggio 2022

Controllo fuori limite

Sembra proprio che ci voglia poco per controllarci. Controllare il pensiero di un popolo è la chiave per raggiungere diversi fini (spesso non chiari).

Tiranni e demagoghi hanno fatto storia, sapendo che per dominare una persona bisogna penetrare nel suo intimo, alimentare le sue paure, orientare i suoi gusti, manipolando entusiasmi, vizi e virtù.

Oggi, conduttori televisivi, opinionisti nel talk ed influencer sono i nuovi guru per televisione e social.

In questi luoghi le opinioni vengono esternate in una delirante frenesia, il pensiero stesso perde valore, perché anziché essere meditato, costruito attraverso la riflessione, diventa vuoto, aleatorio come la chiacchiera.

Non importa ciò che si dice ma il fatto che lo si dica: la coerenza è ormai un anacronismo e si possono tranquillamente smentire le proprie affermazioni, a patto che lo spettacolo continui.

«Il vecchio George Orwell aveva capito tutto, ma al rovescio. Il Grande Fratello non ci osserva. Il Grande Fratello canta e balla. Tira fuori conigli dal cappello, si dà da fare per tenere viva la tua attenzione in ogni singolo istante di veglia. Fa in modo che tu possa sempre distrarti; che tu sia sempre assorbito.»

Da anni ormai assistiamo a un progressivo impoverimento del linguaggio, a un costante svilimento delle cultura, a una crescente massificazione delle idee. Massificare le idee per massificare le persone, affinché i loro pensieri siamo prevedibili, influenzabili, facilmente controllabili, facili da convertire in denaro, vendendo prodotti, o in voti elettorali. E i social in questo aiutano. E molto.

Qualcuno ricorda lo scandalo di Cambridge Analityca, società divenuta celebre perché aveva intuito che l’appetitosa massa di dati e informazioni personali condivisi dagli utenti sui social sarebbe stata utile per confezionare ad hoc messaggi che andassero a manipolare le paure e i pensieri dell’elettorato americano? E di conseguenza influenzare il risultato finale delle elezioni.

A questo serve il circo mediatico: a vendere, lasciando ai lettori/telespettatori l’illusione di aver compiuto in modo indipendente la loro scelta.