Partire dal basso, partire bene

“Fare formazione a chi non sa nulla e per pura cultura non può essere formazione professionale”.
Mi hanno sbattuto in faccia questa affermazione il giorno dopo aver deciso – in collaborazione con l’amico Roberto Di Giovannantonio, presidente del Circolo culturale Il Nome della Rosa di Giulianova – di proporre un nuovo corso sullo sviluppo software.
Corso di programmazione o, se vogliamo, di introduzione allo sviluppo multipiattaforma, ovvero esporre le tecniche per uno sviluppo di applicazioni non vincolate al sistema operativo o dal device su cui gireranno.
In 16 ore non mi pongo il problema di “formare professionalmente” una persona, né mi arrogo la capacità di trasmettere le competenze per sviluppare a 360° un’applicazione degna di questo nome.
Ma, per mia conoscenza e, soprattutto, esperienza so che il primo passo non ti porta mai dove vorresti arrivare ma ti toglie da dove sei.
Quindi, di buon grado, ho voluto sviluppare questo corso dove gli argomenti sono perfettamente in linea con quelli che porto da decenni in aziende e tra professionisti del settore ma con un taglio che possa suscitare l’interesse dello studente piuttosto che rispondere ad esigenze “di lavoro” di chi è già maturo e preparato ad assorbire nozioni tecniche per la propria carriera.
Ma il termine “professionale” è sempre corretto.
Per almeno tre motivi:
Una nozione, se data in modo esaustivo, puntuale e pratico è utile ad essere impiegata nella propria causa. E’, quindi, una nozione che eleva la mia conoscenza per la soluzione ad un problema.
E’ pro-fessione.
Come riporta la Treccani, si parla di persona professionale quando trattasi “di persona che, nell’esercizio del proprio mestiere, attività o professione, mostra particolare preparazione, serietà ed efficienza”; anche se è sulla preparazione che solitamente fissiamo l’attenzione quando parliamo di corsi, non posso scindere la serietà e l’efficienza di una tale persona.
A livello di preparazione conosciamo tutti molte persone preparatissime, colte e certificate che, però, all’atto pratico si dimostrano completamente inadeguate a svolgere una certa mansione.
Anche di parlare a vanvera.




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