Pubblicato 5 Dicembre 2022

Arriva Natale, dove acquisti?

La cosiddetta categoria dei “consumatori digitali” è, dal post pandemia, un fenomeno in piena espansione che sta mettendo in seria difficoltà i canali di vendita tradizionali.

Si parla di oltre 4 miliardi di euro in meno, da qui a 2 anni.

Il punto nodale – per difendersi – è la gestione ottimizzata (informatica) dei dati.
Facciamo la spesa dallo smartphone e dopo un’ora è in casa.
Le scarpe no, preferisco prenderle al negozio; le provo, le confronto. Se non trovo il colore o il numero posso sempre optare per l’acquisto sul web.
Sushi a cena? Apro una delle tante App di delivery, uno sguardo al menu e via.

Ormai è automatico, facciamo centinaia di operazioni simili ogni giorno, mixando gli acquisti online con quelli “in presenza” dal salumiere.

Se prima del Covid, solo alcuni – ragazzi delle metropoli, per lo più – acquistavano su siti di e-commerce, oggi i primi a capire di darsi una mossa sono proprio i commercianti, spaventati dal flusso di soldi che gira su internet e non sapendo come intercettarli, essendo per loro quasi sconosciute le modalità di gestione di questi nuovi canali.

Chiaro che c’è un target preciso dell’acquirente (30 anni, ceto medio, vive in città abbastanza popolate), ma diverse innovazioni anche sul piano fiscale stanno ampliando la platea di utenti.
Stiamo cambiando l’abitudine ai pagamenti elettronici. Iniziamo a districarci tra i siti che propongono acquisti, dando anche le nostre opinioni tramite delle recensioni non più di appannaggio di “tecnici” o smanettoni. Insomma, il fatto che per oltre il 40% degli italiani sia imprescindibile pagare con una carta è un dato che evidenzia questo cambio di rotta.

Tale sviluppo della vendita on line mette in crisi il modello di retail dei negozianti.

Non voglio approfondire gli aspetti economici (penso, oltre alla avanzata dell’online, ai margini di profitto che diventano sempre più esigui), quanto sottolineare l’importanza della gestione informatica dei dati.
Aziende come Amazon possono contare su fatturati alti, proprio grazie ad una estrema gestione dei dati: sui prodotti, per ottimizzarne la produzione e la distribuzione. Sui clienti, tramite insight mirati per categorie, stimoli, mode, ecc.
Sui fornitori, indicando – sempre grazie ad una analisi puntuale dei dati – i settori o i prodotti su cui concentrarsi.

Promuovere una cultura dei dati è fondamentale per essere competitivi e muoversi in velocità (altro fattore che la società moderna non smette di imporre…gioco forza).

Sono, quindi, questi i punti da tenere a mente per superare questo gap digitale nelle vendite: promuovere una cultura “data powered”, utilizzando strumenti informatici che diano dati utili al lavoro.
Sviluppare una piattaforma che ottimizzi i dati e li renda centrali, nel percorso produzione-vendita.
Sfruttare sistemi e sottosistemi per esternalizzare questi dati ed ottenere un rapporto diretto e costante con i consumatori, anche per ottenere feedback che aiutino a capire ancora meglio le loro esigenze.