Abbracci, maschere e un mondo migliore

Nonno, direttamente, non mi ha insegnato molto. A gesti diverse cose.
Che puoi raschiare il fondo, come quando in cantina ti attacchi al rubinetto della botte, senza renderti conto che ti stai annientando da solo.
O affondare con le gambe nel fango, scendendo nella vigna.
Ma anche il contrario.
Rialzarti quando gli altri sono spenti; restare “un nulla”, umile nonostante riesci – come faceva lui – a capire quando seminare in base alla luna e le stelle.
Spesso non si capisce come va il mondo, semplicemente perché è in mano a “gente diversa” – che era il suo modo, delicato e sottinteso, di indicare gli stronzi, gli ingiusti, su cui non avremo mai ragione – e che “fare il giusto, fare il bene” resta la cosa principale anche perché “oggi non si sa, ma domani, in un modo o l’ altro qualcosa cambierà”.
Nonno, che a parole non era Dante, lasciava sguardi che valevano più di tante parole; parole che oggi, giorno degli abbracci, mi accorgo che tutti ne abbiamo bisogno.
Che ridere è facile come scherzare, ma nel quotidiano scopriamo spesso che per volere bene agli altri devi togliere il pregiudizio che ci riempie, l’arroganza che ci appartiene.
Per questo il vino ci rende uguali: ci azzera, ci pialla, “nannò ce pù crepà, ma te fa uguale all’iddre!”.
Che se il bicchiere ti sembra mezzo vuoto puoi sempre prendere un bicchiere più piccolo, e se lo vedi stracolmo, è l’occasione buona per dividerlo con qualcun altro.
Che la vita è bella e che ce la faremo.
Nonno è morto com’è nato.
Umile.
Credo abbia lasciato qualcosa su questa terra.
Ma lo credo adesso, tanti anni dopo essere andato in una vigna più grande, sicuramente – spero – con tanta uva.
Bella Nò.
M’hai insegnato qualcosa, che non è poco.
E a volte manchi.
Non fosse altro che di quel mondo non è rimasto un cazzo.
E qui dimostro che il vecchio sono io, adesso.
La cosa più importante che m’hai passato nel non detto – senza quelle parole che non ti appartenevano – è che basta che una persona diventi più se stessa, fosse anche nel perdere le sue maschere per un bicchiere di vino, che lascia il mondo un pò meglio di come l’ha trovato.



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