Fottuti a metà strada

Per quasi dieci anni ci siamo scambiati il casco.
Uno pensa che quando se ne va si lasci dietro tutto, che tutto resti agli altri.
Tu un bel po’ di cose te le sei portate via con te.
Io non lo so uno come dovrebbe comportarsi in certe situazioni, anche perché in certe situazioni di solito venivo da te.
Se mi sentivo di merda, non avevo più di un paio di porti sicuri in cui attraccare, e uno di quei due porti eri tu.
E ora, che a farmi sentire di merda è il fatto che tu non ci sei?
Da chi vado per riprendermi?
Tu ne hai visti di “miei momenti”!
Hai visto quando ho toccato il fondo, ed eri sempre lì a tirarmi fuori.
E se non volevo essere tirato fuori, senza battere ciglio scendevi in quel fondo con una birra e una sigaretta e ti sedevi con me.
Di solito, quando le cose andavano storte, tu eri là, a dirmi o a farmi capire cosa fare.
Eri la saggezza che uno non si aspetta.
Eri la parola sempre giusta nella semplicità, e ti ho sempre ammirato ed anche un po’ invidiato per questo, visto che io mi sbraccio ogni giorno per raggiungerla, e a te riusciva così facile.
Ora le cose vanno storte. Vanno parecchio storte.
E vanno storte perché non ci sei.
E chi dovrebbe aggiustarle se non ci sei?
Chi accenderà quella playstation per dirmi che qualsiasi cosa succeda, c’è una partita a Pes ad aggiustare anche il più merdoso dei pomeriggi?
Chi entrerà nella tua stanza con in mano una sigaretta da fumare a metà?
Il tuo casco è lì, mi sta sempre un po’ stretto.
Le sigarette sono passate in un colpo da mezza a 20.
Solo la birra è rimasta a metà, perché il primo bicchiere è sempre tuo.
Ho ripreso a giocare a Pes, lo vedevo un modo per ricordarti, e ho scoperto che da un giorno all’altro ho scordato come si fa.
Abbiamo passato giornate intere dividendo insieme alla birra ed alla sigaretta, lo spazio stretto di un letto, gomito a gomito, letteralmente, ad inventare scuse, prendercela con l’arbitro, accusare il culo che aveva avuto l’altro, o improvvisare un improbabile “Te l’ho lasciata vincere”.
A mostrare all’altro i goal fatti giocando da soli, per farlo rosicare, e gonfiarsi il petto d’orgoglio.
Ora gioco da solo, ma non è la stessa cosa.
E non è retorica dire che niente sarà più la stessa cosa.
Un pezzo della mia umanità è andato via con te.
Non sarà più la stessa cosa bere mezza birra, una sigaretta intera non sarà mai intensa come quella fumata in due, non saranno la stessa cosa gli spaghetti alle 3 del mattino o cantare sul motorino perché la pioggia ci ha fottuti a metà strada.
Tu ci hai fottuti tutti a metà strada.
Ci hai fatto lo scherzo più bastardo che si possa fare.
Mi hai lasciato da solo davanti ad una playstation, mezza birra ed una sigaretta intera, ed io guardo queste cose non sapendo che farci.
Mi giro intorno spaesato, e mi servi tu, che mi fai vedere che strada prendere.
Che mi ricordi che non esiste giornata di merda che non si possa superare.
Come la supero questa?
Chi me lo dice come la supero questa giornata di merda che dura già da 4 giorni?
Dove lo trovo l’ossigeno che potevo ricaricare solo in camera tua, prendendoti a spallate per distrarti dallo studio?
Non sentire più il rumore del tuo motorino, il citofono che suona, e vedere la sagoma del mio casco sulla tua testa, e scendere con in testa il tuo.
Con chi giocherò la mano finale, come nelle notti in cui si giocava a poker tutti insieme, ed inevitabilmente si finiva io e te a giocarci la posta?
Avrei voluto dirti ancora un sacco di cose.
Che ho pianto, che ho urlato, e che non è bastato.
Che devi dirmi cosa fare, come comportarmi.
Che sto piangendo ancora, e so che tu vorresti vedermi ridere comunque.
Mi hai insegnato l’ultima cosa, anche adesso, andando via.
Che è vero che le persone andando via si lasciano dietro delle cose, per chi resta.
Qui tutte queste cose non mancano, ci sono ancora.
Però manchi tu.
Metti da parte mezza sigaretta e mezza birra, ovunque tu sia.
Mettiti comodo, accendi la playstation, e aspettami, fratello mio.



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