Pubblicato 21 Marzo 2022

Il controllo va fermato

La crittografia mette al sicuro tutto quello che digitiamo online, tutela la nostra privacy, la data justice tenendo al massimo livello la sicurezza in quei mondi digitali dove le infomazioni sono alla mercé di tutti, criminali e “guardoni” inclusi.

Le nostre chat, comunicazioni sempre più frequenti – e, quindi, confidenziali se non intime! -vengono protette dalla crittografia end-to-end che mette in “chiaro” le cose solo tra mittente e destinatario.

Le stesse protezioni sono usate da cybercriminali, pedofili, usurai e così via per la lista infinita delle attività illegali; per questo motivo, diversi governi stanno portando avanti una vera e propria battaglia contro la crittografia, in special modo quella legata alle app di comunicazione.

Diverse (tra cui l’America, Australia, Gran Bretagna, Giappone, India) hanno preso una posizione congiunta nel richiedere alle software house strategie condivise per garantire l’accesso in caso di indagini investigative da parte delle autorità.

Un tale controllo – non solo per mia opinione, da quello che leggo in diversi leak sulla stampa – sembra non prendere in considerazione diverse implicazioni sulla questione, fino ad ignorare diversi rischi connessi.