Pubblicato 4 Aprile 2022

Il lato oscuro di Internet: non averlo

A gennario di dodici anni fa Nicholas Negroponte, il guru dell’era digitale, colui che “leggeva il futuro” e annunciava le “magnifiche sorti progressive” del web, venne a Roma.

Un giornalista, durante una conferenza, chiese: “Qual è il lato oscuro di Internet?”

Negroponte fece scendere gli occhiali sulla punta del naso per guardarlo meglio e disse:
“Il vero lato oscuro di Internet è non averlo.”

Così la pensavamo allora, all’apice del “tecnottimismo”.
Poi siamo stati immersi negli algoritmi dei social che ci condizionano e ci sorvegliano, abbiamo vistonascere i leoni da tastiera con i loro post di odio che tirano fuori il peggio di noi, le fake news.

Dal 2016 in poi i big tecnologici hanno macinato sempre più profitti ma hanno finito di essere viste come quelle che cambiano il mondo per renderlo migliore.
A volte fanno esattamente il contrario.

Adesso, con la guerra in Europa, qualcosa è cambiato.

Twitter, che l’anno precedente era stato usato da un presidente americano in uscita per guidare l’assalto dei suoi fans al Campidoglio, è stato usato dal presidente ucraino per guidare la resistenza del suo popolo.
TikTok, considerato il social dello svago un po’ “scemo”, è diventato il luogo dove centiania di adolescenti hanno iniziato a raccontare ai nostri figli com’è vivere durante una invasione.

Persino Telegram, che era stato rifugio di imboscati, strumento per creare gruppi Novax e culla di controinformazione, si è reso utile a bypassare la censura russa.

In generale, nelle prime tre settimane del conflitto, le iniziative nella rete hanno generato una serie infinita di informazione di qualità dal campo di battaglia, di sostegno agli ucraini e di boicottaggio degli invasori.

Migliaia di di persone hanno prenotato alloggi a Kiev tramite Airbnb, non per andarci ma per aiutare le vittime.

Mentre Apple e e Google, che sei mesi fa avevano bloccato una app degli avversari di Putin, si sono chiamati fuori dalla Russia quasi subito.
Certo, non potevano fare altrimenti, ma l’hanno fatto.

E le fake news dove sono finite?
Ci sono, ci saranno sempre, del resto sono sempre esistite mica le ha inventate il web. Ma non sembrano più il problema principale: forse perché negli anni scorsi era dalla Russia che venivano alimentate.
O perché le piattaforme si sono attrezzate per contenerle meglio modificando gli algoritmi; o magari perché noi stessi stiamo imparando a riconoscerle (ed era ora).
Qualcosa è cambiato, insomma. Anche in Russia.

Quando ho visto le influencer russe in lacrime perché Putin aveva bloccato Instagram ho pensato “esagerate, mica stanno sotto le bombe”; ma poi ho capito che quel social per loro non è un passatempo ma la strada per costruirsi un futuro e guadagnarsi da vivere. Una speranza di libertà.

E quindi, si, aveva ragione Negroponte: pur con tutte le cose negative che abbiamo imparato in questi anni e che restano, il vero lato oscuro di Internet è non averlo.